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Thursday, 18 March 2010

Ansia da Festival

E’ strana la tensione che si genera intorno ad un Festival Internazionale della canzone. Qui in SL, intendo. Ottima l’organizzazione, molto scenografico il teatro in cui è ospitato, piuttosto bravi (alcuni potremmo dire “notevoli”) i cantanti che si esibiscono. Stasera tocca a me. Non vi nascondo un pizzico di ansia. Di quella buona, sana, in grado di tenerti sulle spine quel tanto che basta per non perdere la necessaria lucidità. Curiosi gli “stizzi” del fine serata, da parte di chi, eliminato, dissente delle votazioni accampando opinabili giudizi sulla correttezza dei giudici e sulle loro capacità di intendere di musica. In qualche caso c’è di che dar loro ragione. In qualche altro, mi chiedo se mai ci passa “p a’capa” di porci all’ascolto di noi stessi. Voglio dire: un conto è l’esser “bravi”, intonati ed avere una bella voce. Comunque “saperci fare”, essere gradevoli, avere più o meno appeal per un certo genere musicale. E qui ci piazzo Choise. Un altro è l’essere “Artisti” con la “A” maiuscola, avere quella potenza (non tanto di nota) nelle corde vocali che ti permette di parlare al cuore delle persone. Un’impeccabilità ed una precisione di intonazione, dal risultato perfetto ed armonico, tanto dal trasformare la voce in raffinato strumento musicale.
Qui siamo alla perfezione. Che contraddistingue pochissimi cantanti (anzi, Artisti) in SL, come in RL.
Eppure, come in tutti i mestieri e in tutti gli ambiti, prendere coscienza dei propri limiti è impresa ardua. E’ un peccato. Ma Choise si diverte, più ad ascoltare i “dopo Festival”, che le presunzioni canore dei partecipanti.
Vinca il migliore!

Friday, 12 March 2010

Quel che rimane

Non amo leggere. Mi piace di più ascoltare e osservare. Qualche volta però, un buon libro, tra le mani capita. Guardando il titolo pensi sia una storia che possa somigliare a tante altre, ma ti sbagli. Tra le pagine, cominci a scorgere l’unicità della trama, soprattutto la passione con cui riga dopo riga i personaggi si raccontano, anche se di pura fantasia.
Ne approfitto per suggerirvelo. Si intitola “Quel che rimane”, dell’emergente scrittore Alberto Mazzarino, classe 1970, ed edito da Altromondo. Tre vite allo sbando, attraversate da un vuoto interiore che pare incolmabile, due uomini e una donna, tre vite separate che si incroceranno unicamente per un denominatore comune: l’amore.
Capisco che introdotto così risulti molto banale. Eppure nella storia di questi personaggi ci possiamo riflettere. Come loro, siamo alla costante ricerca della felicità, fatta di piccoli, inebrianti, traguardi.
Terminata la lettura di ciascun capitolo, non è d’obbligo rituffarsi nella realtà. Ti rendi conto di non averla mai accantonata. C’eri prima e ci sei ora. Potresti aver vissuto in prima persona ogni istante di quelle pagine, tanto da poterti “sfogliare”.

Tuesday, 9 March 2010

Ma che freddo fa?

Brrrrrrr, c’è di che gelare in queste giornate di marzo che nulla c’azzeccano con la stagione. Qui in Lombardia sta nevicando. Una neve leggera, timida, quasi si fosse accorta di essere fuori tempo e luogo.
Per contro, in questo periodo, sto vivendo di calore. Un calore umano tangibile, quello degli amici che instancabilmente mi seguono in tutte le tappe del mio virtuale tour canoro (potrò dire questo?).
Eppure sono convinta che di virtuale ci sia poco, se non per l’avatarina rappresentata da Choise sui vari palchi delle magnifiche Land conosciute in questo percorso musicale. Tutto ciò che mi attornia lo sento reale. L’affetto è sincero, i complimenti anche. E la soddisfazione cresce pensando a questi amici che fanno cerchio intorno a me. In questa avventura, con alcuni di loro, è capitato di incontrarci, conoscerci, vivere insieme gioie e delusioni. Ma la cosa più bella, è stata quella di scoprire che fossero autentici, così come si erano presentati dalla finestra della IM. Vuoi per caso, vuoi per capire chi fossi, vuoi perché affascinati dal mio temperamento piuttosto gioviale.
Non mi sento di fare i nomi di questi amici (che non considero avatar). Non per una questione di privacy, ma semplicemente per rispetto verso ciascuno. Sembra banale ringraziare queste persone, perché mi rendo conto che la parola “grazie” sia la più usata e diffusa, anche in maniera ingiustificata.
Tuttavia, questo termine è molto utilizzato per concludere innumerevoli discorsi, quasi a siglare che dopo averlo pronunciato, non è necessario aggiungere altro. Mi sento di fare altrettanto. Grazie!

Thursday, 4 March 2010

Avatar cerca casa. Achille no.


Non mi era mai passata per la testa l’idea di farmi casa in SL. Mi è sempre piaciuto immaginare Choise come uno “spirito libero” (coincidenza dietro l’altra… “Free Spirits” è uno degli ultimi gruppi che ho acquisito), almeno in questo virtual world. Per puro caso, invece, mi è stato regalato un pezzetto di terra. E mi sono gasata, al punto giusto. Una ricerca serrata di case, edifici, skylab, palafitte e quant’altro, prima. Poi, trovata quella confacente, via a raccattare l’indispensabile: mobili, quadri, cuscini, piante e piscina. Metti una cosa lì, un’altra di là. Costruisci la recinzione (prima volta anche come builder), inserisci la texture (ovviamente caricata pannello per pannello, non copiata e trascinata per 15 volte, ma non importa); blocca pezzo per pezzo tutto ciò che è bloccabile, cambia il colore agli oggetti che non ti piacciono. Cancella, prendi, modifica, rezza, guarda… oddio! Che è? No, non mi piace! E la ricerca prosegue estenuante. Non ricordavo così faticoso neppure il mio ultimo trasloco in RL.
Ah! Carina però! Abbozzi un sorriso che vedi riflesso nel monitor. La soddisfazione cresce. Coinvolgi gli amici. Chiedi loro un parere. Tutti entusiasti. E nello stesso momento in cui ti esprimono compiacimento su ciò che hai realizzato, dal monitor osservi il tuo sorriso che lentamente si incupisce. Il motivo è presto detto. Alla domanda “ora che ne faccio?”, non sai cosa risponderti.
Basta poco, però, per tornare a sorridere. Con un balzo leggiadro, sale sulla scrivania il mio tenero Achille (vedi foto). Gatto nero dagli occhi magnetici. Osserva il monitor abbagliato dalla luce e dai colori. Resta per qualche istante a fissarlo, quasi a comprendere tutto il lavoro e la fatica compiuto dalla sua affettuosa “mamma”. Gira il suo sguardo verso di me. Socchiude leggermente i suoi occhi ma li rispalanca in fretta accompagnandoli ad un timido versetto: “prrrrrrrr”. Resto attonita. Nelle IM o in chat il verso è pari ad una pernacchia. Che Achille volesse dirmi qualcosa?

Monday, 1 March 2010

Donne, auguri. Credo ce ne sia bisogno!

Immagino si sprecheranno, tra circa otto giorni, le iniziative per celebrare l'8 marzo, fatidica Festa della Donna! Più che sprecarsi, siamo al delirio. Una chicca? Cena con menu speciale (il costo non è dato sapersi) e con una maggiorazione di 26 euro hai uno spogliarello maschile priveè. Ahpperò!
In tutta verità la proposta mi imbarazzerebbe parecchio e non perché sia bacchettona. Vada per la cena, d’accordo. Lo spogliarello, se ha da venì, che avvenga in privato e possibilmente non all'interno di in un locale.
Diciamo che la festa ha origini ben più nobili di quelle che usiamo rimembrare. Risalgono al lontano 1908, quando, pochi giorni prima di questa data, a New York, le operaie dell'industria tessile “Cotton” scioperarono per protestare contro le terribili condizioni in cui erano costrette a lavorare. Lo sciopero si protrasse per alcuni giorni, finché l'8 marzo il proprietario Mr. Johnson, bloccò tutte le porte della fabbrica per impedire alle operaie di uscire. Allo stabilimento venne appiccato il fuoco e le 129 operaie prigioniere all'interno, morirono arse dalle fiamme. Successivamente questa data venne proposta - da Rosa Luxemburg - come giornata di lotta internazionale a favore delle donne proprio in ricordo della tragedia.
A distanza di 102 anni, tutto si è evoluto e altrettanto perduto.
La festa della donna, oggi, è un bailamme di messaggi strillati e stereotipati, del tipo: truccati e vestiti così, sarai più seducente. All’uomo, per lo più, consiglia quali fiori acquistare, le frasi più eclatanti da “recitare”, i locali migliori (vedi sopra) in cui andare, i gioielli “a la page” da regalare… per farci sapere quanto siano innamorati di noi e felici di essere l’unico (s)oggetto del loro desiderio.
Insomma, abbiamo sgretolato, in poco più di 100 anni, un pezzo di storia importante che a gran voce cercava di difendere i legittimi diritti delle pari opportunità e di rivendicare uno stato sociale più umano per un lavoro che fosse veramente uguale per tutti/e.
Anche qui ci sarebbe molto da dire. Ma è un’altra storia, e non è tinta di rosa.
E in SL? Che succederà? Non ho particolari ricordi di questa ricorrenza. E a dirla tutta credo me ne importi ben poco. Posso mai esimermi, comunque, dal fare gli auguri alle avatarine che leggeranno questo blog? Mi è andata bene. Si contano sulle dita di una mano. Passo e chiudo.