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Thursday, 18 February 2010

Dedicato (a chi?)

Qui si scrive in musica. Anzi, pensando alla musica e ai testi che, ripercorrendo parola dopo parola, ti accorgi non essere insignificanti. Stavo pensando alla canzone di Ivano Fossati intitolata “Dedicato”, che ancora oggi offre generosamente al suo pubblico durante i concerti.
Ha trentanni questa canzone, ma non li dimostra. Quanto mai interessante, è cogliere l’abbinamento del testo con le persone che alloggiano in SL, o di quelle che vi “transitano”, che appaiono come meteore per poi dissolversi. Nel nulla.
Perché di questo si tratta. Tanti (e troppi) entusiasmi iniziali, alla pari di una folgorazione, che presto si tramutano in stridenti silenzi. Meglio non parlare, fare finta di niente. Penso a me stesso/a. Gli altri? Fanculo. Questo è il "modus vivendi" dei più.
Allora il testo (o parte di esso) è dedicato ai “fanculo”. Anziché guardarsi allo specchio, provino a cercarsi dentro. Non ho idea di cosa troveranno. Anziché vivacchiare imparino a giocare. Come richiede il significato autentico del termine. Con ludicità. Con divertimento.

“A chi si guarda nello specchio e da tempo non si vede più” (…)
“A chi ha cercato la maniera e non l'ha trovata mai” (…)
“Per chi ti vuole una volta sola e poi non ti cerca più,

dedicato a che capisce quando il gioco finisce e non si butta giù” (…)

Dedicato a loro. A chi pensa o vorrebbe essere diverso dagli altri.
Magari la diversità sta proprio qui. L’essere fuori dal coro.
Mo’ ci penso… Nel frattempo, canto. E il “Dedicato” rimane.

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